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Restauro
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Il mwcqrestauro è un'attività legata alla mwcgmanutenzione, al recupero, al ripristino e alla conservazione delle mwcwopere d'arte, dei mwdabeni culturali, dei mwdqmonumenti ed in generale dei mwdgmanufatti storici, quali ad esempio un'mwdwarchitettura, un mweamanoscritto, un mweqdipinto, un oggetto, qualsiasi esso sia, al quale venga riconosciuto un particolare valore. mwegCesare Brandi nella sua Teoria del restauro afferma che il restauro è «il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità mwewestetica e mwfastorica, in vista della trasmissione al futuro», aggiungendo che «si restaura solo la materia dell'opera d'arte».
Contents
• Storia
• Note
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Caratteristiche
Il termine (dal mwgalatino mwgqrestaurare, composto da mwggre di nuovo e mwgwstaurare con il significato di rendere solido, proveniente dal gotico mwhastiuryan) ha nel tempo acquisito vari significati spesso in aperta contraddizione, in relazione alla cultura del periodo e al rapporto di questa con la mwhqstoria, così da rendere impossibile una definizione univoca. Il significato attribuito ai termini "restauro" e "conservazione" varia notevolmente a seconda degli autori, tanto da trovarli a volte come termini di un'alternativa e a volte come intercambiabili.
Nel restauro, quindi, sono fondamentali sia le caratteristiche intrinseche dell'oggetto, sia la struttura culturale della persona che con esso si confronta. Giorgio Bonsanti col suo celebre “paradosso di Brustolon” («se una sedia si rompe, viene riparata. Se la sedia è del Brustolon, viene restaurata»)cite-ref-1[1] evidenziava come nei confronti di una sedia che si rompe il nostro impegno e la nostra intenzione progettuale sono diversi se essa è un normale prodotto industriale coevo, oppure un'antica sedia intagliata e dorata dal celebre artista veneto del mwiwXVIII secolo. Il riconoscimento del valore di ciascun oggetto è, quindi, propedeutico all'attività del restaurare. Il soggetto che esercita tale attività viene detto comunemente "restauratore".
Storia
Antichità
Non tutte le culture seguirono gli stessi criteri nel conservare le testimonianze del proprio passato. Molto forte è il rapporto con la religione e, quindi, con la concezione del tempo. In oriente, con la visione ciclica del tempo, nuovo e vecchio vanno assieme, ogni evento torna periodicamente e l'idea di progresso è diversa dalla concezione occidentale.
Il primo mwkaPantheon di Roma fu fatto costruire da mwkqAgrippa, presentando la sua iscrizione sul fregio. Successivamente, dopo aver subito una distruzione, fu fatto ricostruire da mwkgAdriano, questo provato dai bolli laterizi, che presentavano gli anni di realizzazione dei suoi anni di impero, nonostante fece ricollocare l'iscrizione originale di Agrippa, come a voler far "rinascere" il primo tempio.
Nel Medioevo e con la nuova religione, il Cristianesimo, si assiste a profondi cambiamenti che separarono, anche in modo drastico, il mondo antico da quello del presente. La concezione del tempo comincia ad essere lineare, dove nuovo e vecchio vanno in conflitto e comincia ad esserci l'idea di progresso. Non si rigetta il passato nella sua interezza, ma inizia una selezione di forme, elementi e tipologie con cui realizzare il nuovo mondo (ad esempio i Cristiani riprendono la tipologia Basilicale, adottata dai romani e prima ancora dai greci per le aule della giustizia, e la adottano ai loro scopi, apportandone delle modifiche, come l'ingresso al lato corto, l'abside o il quadriportico per i catecumeni).
In mancanza di un afflusso regolare di materiale da costruzione e a costi molti elevati, gli edifici vengono realizzati con "pezzi di spoglio", ovvero capitelli, basi, cornici, prelevati da edifici antichi, che verranno, spesso, interamente distrutti. Questo viene spiegato dallo storico dell'arte Panofsky come il "principio di disgiunzione".
Dagli studi di Settis, il mwlgMedioevo è caratterizzato da tre fasi:
• in continuità con il passato, dove il vecchio mantiene la sua funzione originaria (es. mwmqBasilica di Santa Maria Maggiore o di mwmgSanta Sabina a Roma);
• di distacco con il passato, dove il vecchio vede maggiore manipolazione (es. Cattedrale di Vaison la Romaine);
• di conoscenza e di studio dell'antico, ovvero la sua "conservazione" (es. Tomba di Luca Savelli in mwnqSanta Maria in Ara Coeli).
Il Seicento
Dalla seconda metà del mwoaSeicento si cominciano a diffondere dei manuali riguardanti la pulitura e la foderatura dei dipinti, oltre che il mwoqconsolidamento degli mwogintonaci di importanti proprietà private. Tra alcuni dei più celebri interventi su mwowaffreschi, descritti dai biografi degli artisti di quel periodo, è molto noto il restauro a mwpaPalazzo Farnese avvenuto nel mwpq1693, come quello dei restauri di mwpgCarlo Maratta su mwpwLogge di Psiche alla Farnesina e le Stanze Vaticane, opere di mwqaRaffaello Sanzio. Si tratta soprattutto di rifacimenti e ridipinture che mirano al recupero dell'aspetto originale. Su come si effettuava la manutenzione su degli edifici circolano dei manuali sulla prassi dell'intervento anche se questa era da osservare soprattutto nel caso di un bene ecclesiastico.
Il Settecento e l'Ottocento
Verso la fine del mwsqSettecento si ha la nascita dello studio storico-mwsgarcheologico dei beni del passato, avvenuta a seguito degli scavi di mwswPompei ed mwtaErcolano, alla riscoperta delle antichità greche ed alla scoperta di quelle egizie avvenuta con la mwtqcampagna d'Egitto di mwtgNapoleone Bonaparte. Questo passaggio fondamentale della conoscenza dell'arte antica porta ad un cambiamento nel rapporto con le opere del passato (inizialmente limitato all'arte antica e successivamente esteso anche a quella mwtwmedioevale), con la nascita del restauro modernamente inteso.
Proprio per questo quando mwuqEugène Emmanuel Viollet-le-Duc (1814-1879) scrive il suo mwugDictionnaire raisonné de l'architecture française du XIe au XVIe siècle alla voce mwuwRestauro afferma che «la parola e la cosa sono moderne».cite-ref-e-e-viollet-le-duc-1982-p-247-2-0[2]cite-ref-3[3]
In questo periodo sono presenti due linee di tendenza principali:
• Quella che tende a preferire la distinguibilità dell'intervento integrativo rispetto alla parte preesistente, integrando le lacune in maniera riconoscibile attraverso la distinzione del materiale o la semplificazione delle forme (ad esempio i restauri del mwxwColosseo (mwya1807-mwyq1826) e dell'mwygArco di Tito (mwyw1818-mwza1824) a mwzqRoma eseguiti da mwzgRaffaele Stern e mwzwGiuseppe Valadier).cite-ref-4[4]
• Quella secondo cui il restauratore deve immedesimarsi nel mwbqprogettista originario e integrarne l'opera nelle parti mancanti, perché mai realizzate, perché successivamente distrutte o degradate, perché alterate da nuovi interventi. Secondo Viollet-le-Duc «Restaurare un edificio non è conservarlo, ripararlo o rifarlo, è ripristinarlo in uno stato di completezza che può non essere mai esistito in un dato tempo».cite-ref-e-e-viollet-le-duc-1982-p-247-2-1[2] Questa posizione è abitualmente definita "restauro stilistico".
Come reazione a queste due tendenze nasce in mwcwInghilterra lmwda'mwdqAntirestoration movement, che - promosso da mwdgWilliam Morris - si rifà alle teorie di mwdwJohn Ruskin (mwea1819-mweq1900), secondo il quale il restauro è «la più totale distruzione che un edificio possa subire: una distruzione alla fine della quale non resta neppure un resto autentico da raccogliere, una distruzione accompagnata dalla falsa descrizione della cosa che abbiamo distrutto».cite-ref-5[5]
Il restauro dei dipinti vede nella Venezia del Settecento una figura di primo piano con mwfwPietro Edwards che Giorgio Bonsanti definisce "papà del restauro in Europa"cite-ref-6[6] più che per la sua intensa attività di restauro per gli scritti che documentano la modernità del pensiero che guidava la sua azione. Importantissimo, tra i vari scritti di Edwards, il testo mwhaCapitoli (...) per l'effettuazione del Ristauro generale dei Quadri di pubblica ragione (06/07/1777)cite-ref-7[7] dove vengono indicati con precisione il principio della reversibilità e della riconoscibilità. Per quanto concerne la reversibilità afferma: "S'impegnano poi che non si useranno nei Quadri ingredienti che non si possano più levare, ma ogni cosa necessariamente addoperata, sarà facilmente amovibile da ogn'un ch'intenda l'arte"; e per quanto quello della riconoscibilità: "Risarciranno i pezzi lacerati, e mancanti, … non comprende l'obbligo di rinovare dell'intiere composizioni; ciocché non sarebbe ristaurare, ma originalmente dipingere". Importante anche un altro scritto di Edwards mwiqInstituzione di una formale pubblica scuola pel ristauro delle danneggiate pitture (1820)cite-ref-8[8], che viene ritenuto il primo contributo sul delicato tema della formazione del restauratorecite-ref-9[9].
Restauro storico e restauro filologico
• Restauro storico, che afferma la necessità che le integrazioni all'opera debbano essere fondate su documenti storici (mwmaLuca Beltrami, torre del mwmqCastello Sforzesco).
• Restauro mwmwfilologico, che ha come caposcuola mwnaCamillo Boito (mwnq1836-mwng1914): riprende il concetto di riconoscibilità dell'intervento; prevede il rispetto per le aggiunte aventi valore artistico, che nel corso del tempo sono state apportate al manufatto; tutela i segni del tempo (pàtina).cite-ref-10[10]
Nel restauro artistico i due caposcuola principali sono il bergamasco mwpaGiovanni Secco Suardo, che affianca le conoscenze scientifiche dell'epoca e lo scambio di informazioni tra restauratori europei per trarne linee metodologiche che raccoglie nel suo famoso mwpqManuale del restauro e il fiorentino Ulisse Forni che con il suo mwpwManuale del pittore restauratore descrive nelle numerosissime schede le tecniche per risolvere qualsiasi problema si riscontri su affreschi, oli e tempere. Entrambi si riconoscono ancora nel concetto di ripristino dell'opera e nella necessità di eliminare i segni del tempo per riproporre, a volte interpretando, l'idea originaria dell'artista.
Il Novecento
Riegl nel mwvqDer Moderne Denkmalkultus (mwvg1903)cite-ref-11[11] propone la cosiddetta "mwwwTeoria dei Valori", secondo la quale il monumento ha più valori (storico-artistico, di novità, di antichità, ecc.) dei quali si deve contemporaneamente tener conto nell'ambito del restauro.
La prima metà del Novecento è dominata dalla figura di mwxqGustavo Giovannoni (mwxg1873-mwxw1947), promotore di una sistematizzazione della teoria del restauro che va sotto il nome di "Restauro scientifico".cite-ref-12[12] Giovannoni ritiene infatti necessaria la compartecipazione al progetto di restauro, sotto la direzione ed il coordinamento dell'mwzaarchitetto, di alcuni specialisti (chimici, geologi, ecc.) in grado di apportare utili contributi alla conoscenza del manufatto e delle tecniche di intervento.
Giovannoni propone inoltre di ricondurre gli interventi di restauro a varie categorie:
• Restauro di mw0aconsolidamento, consistente nell'insieme di opere necessarie a ristabilire un adeguato livello di sicurezza statica.
• Restauro di ricomposizione o mw0ganastilosi, ovvero ricomposizione di un monumento frammentario del quale si conservino le parti.
• Restauro di liberazione, ovvero rimozione di superfetazioni ritenute di scarso valore storico-artistico.
• Restauro di completamento, con l'aggiunta di parti accessorie realizzate secondo il criterio della riconoscibilità.
• Restauro di innovazione che aggiunge parti rilevanti di nuova concezione che talvolta risultano necessarie per il riuso del manufatto.
Contemporaneamente però mw1wAmbrogio Annoni, seguito da mw2aGiuseppe Sacconicite-ref-13[13], elabora la cosiddetta "Teoria del caso per caso", ovvero la necessità di trattare ogni manufatto come opera a sé stante, rifuggendo teorizzazioni astratte a favore dell'analisi attenta dei documenti storici e del manufatto oggetto dell'intervento ritenuto documento principale.cite-ref-14[14]
Il dopoguerra in Italia e il restauro moderno
Dopo la mw5wSeconda guerra mondiale in mw6aItalia, a seguito delle distruzioni belliche, la teoria del restauro prosegue il distacco critico dalle posizioni filologico-scientifiche e si evolve verso il cosiddetto "restauro critico".
Questa corrente ha al suo interno molte posizioni anche dialetticamente contrapposte. Fra i principali teorici di questa fase possiamo ricordare mw8aRoberto Pane, mw8qRenato Bonelli e mw8gCesare Brandi. Quest'ultimo definisce il restauro, come già illustrato, «il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità mw8westetica e mw9astorica, in vista della trasmissione al futuro».
Il progressivo estendersi del campo dei beni oggetti di tutela - dalle opere d'arte - ai beni di interesse etno-antropologico e di cultura materiale, mette in crisi le posizioni del restauro critico che impostava la sua teoria sull'artisticità del bene oggetto delle opere restaurative, e porta ad aumentare l'interesse per la conservazione materiale oltre che formale degli oggetti tutelati, interesse che vede fra i precursori mw9gPiero Sanpaolesi che elabora metodi per il mw9wconsolidamento dei materiali lapidei.
Negli mw-qanni settanta del Novecento nasce la cosiddetta mw-gteoria della conservazione che rifiuta ogni tipo di integrazione stilistica, anche semplificata nelle forme, a favore dell'integrazione tra esistente - conservato in maniera integrale - e aggiunta dichiaratamente moderna. Tra i massimi esponenti di questa corrente ricordiamo mw-wAmedeo Bellini e mw-aMarco Dezzi Bardeschi.
Negli ultimi due decenni il contrasto fra "teoria della conservazione" e "restauro critico" è andato progressivamente attenuandosi con una convergenza verso le posizioni "critico-conservative".
Solo alcune voci isolate propongono teorie radicalmente differenti. Era il caso di mw-wPaolo Marconi, che partiva dal presupposto che in architettura non esistesse il concetto di mwaqaautenticità materiale (perché la concezione e l'esecuzione dell'opera appartengono a persone differenti) e giungeva a posizioni che riprendevano in larga parte le teorie ottocentesche del mwaqerestauro stilistico e storico. Opponendosi ai principi di riconoscibilità dell'intervento e di semplificazione delle integrazioni, proponeva il tradizionale rifacimento mwaqia l'identique delle parti mancanti o alterate, intendendo così annullare il passaggio del monumento nella storia.
Ma il dato più innovante è costituito dalla proposta della "conservazione programmata" proposta dall'ICR nel biennio 1974-75 con il "Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria"cite-ref-15[15], redatto con la direzione di Giovanni Urbani (terzo direttore dell'ICR dopo Cesare Brandi e mwaqgPasquale Rotondi).
La donna nel restauro
Solo con l'istituzione dell'mwaqsIstituto Centrale del restauro, costituito nel 1939 da Cesare Brandi, anche le donne iniziarono ad approcciarsi a questo mondo. Le prime diplomate donne furono Nerina Neri, Laura Sbordoni e Anna Maria Sorace. Il 1964 fu il primo anno in cui il numero delle donne allieve della scuola superò quello degli uomini e alcune, tra cui Laura Mora, Nerina Angelini, Anna Maria Colaucci e Paola Fiorentino, facevano parte del corpo insegnante.
Le carte del restauro
Le "carte" del restauro:
In Italia i principali documenti prodotti sono stati:
• La prima "carta del restauro" italiana, votata al termine del IV congresso degli ingegneri ed architetti di Roma (mwasa1883)
• La "mwasicarta italiana del restauro" (mwasm1932)
Galleria d'immagini
Note
cite-note-11. ↑ Giorgio Bonsanti, mwavoRiparare l'arte, OPD Restauro, n. 9, 1997, Firenze, pp. 109-112
cite-note-e-e-viollet-le-duc-1982-p-247-22. ↑ E.E.Viollet-le-Duc, mwawaL'architettura ragionata. Estratti dal dizionario, Jaca Book, Milano, 1982, p. 247.
cite-note-33. ↑ Cfr. Morris, mwawqRestauration, in "Atnenaeum", 2591, 1877, 23 giugno, p. 807, trad. it. da LA REGINA, 1974, p. 118; Boito, mwawuQuestioni pratiche di Belle Arti: restauri, concorsi, legislazioni, professione, insegnamento, Milano, 1893, Ulrico Hoepli Editore, p. 211.
cite-note-44. ↑ S. Casiello, mwawkProblemi di conservazione e restauro nei primi decenni dell'Ottocento a Roma, in Id. (a cura di), mwawoRestauro tra metamorfosi e teorie, Electa Napoli, Napoli, 1992, pp. 30-37 (Colosseo) e pp. 37-44 (Arco di Tito).
cite-note-55. ↑ J. Ruskin, mwaw4The Seven Lamps of Architecture, 1880 (trad. italiana, mwaw8Le sette lampade dell'architettura, Jaca Book, Milano, 1982, pp. 226-227).
cite-note-66. ↑ Giorgio Bonsanti, mwaxmPietro Edwards, "papà" del restauro in Europa, in mwaxqIl Giornale dell'Arte, n.208, marzo 2002, p.30
cite-note-77. ↑ Il titolo completo è mwaxgCapitoli che privatamente vi propongo alla considerazione degli EE.mi Rif.ri dello Studio di Padova per l'effettuazione del Restauro generale dei Quadri di pubblica ragione, loro commesso con decreto dell'E.mo Senato 6 giugno 1771, in Archivio Accademia Belle Arti di Venezia, Busta "Copie di Atti riguardanti il Collegio dei pittori 1689/1798", armadio 432; pubblicato in: V. Tiozzo, mwaxkDal decalogo Edwards alla Carta del Restauro. Pratiche e principi del restauro dei dipinti, Padova 2001, pp.113-125
cite-note-88. ↑ Biblioteca del Seminario Patriarcale, B.a Edwards n. 2, ms. 788/15; (Minuta) Archivio Accademia Belle Arti Venezia, B.a "Atti del Collegio dei Pittori, 1689/1798"; Pubblicato in: - Basile G. (a cura di), mwax0Pietro Edwards - Piano pratico per la generale custodia delle pubbliche pitture - Instituzione di una formale pubblica scuola pel ristauro delle danneggiate pitture, Min.BB.CC. I.C.R., Roma, 1994, pagg. 29-46
cite-note-99. ↑ Tema delicato che in Italia vede un primo processo di definizione solo con il D.M. 26 maggio 2009, n. 87. mwayeRegolamento concernente la definizione dei criteri e livelli di qualità cui si adegua l'insegnamento del restauro, nonché delle modalità di accreditamento, dei requisiti minimi organizzativi e di funzionamento dei soggetti che impartiscono tale insegnamento, delle modalità della vigilanza sullo svolgimento delle attività didattiche e dell'esame finale, del titolo accademico rilasciato a seguito del superamento di detto esame, ai sensi dell'articolo 29, commi 8 e 9, del Codice dei beni culturali e del paesaggio
cite-note-1010. ↑ Camillo Boito, mwayuQuestioni pratiche di belle arti. Restauri, concorsi, legislazione, professione, insegnamento, Hoepli, Milano, 1893.
cite-note-1111. ↑ Trad. italiana a cura di S. Scarrocchia mwaykIl culto moderno dei monumenti. Il suo carattere e i suoi inizi, Nuova Alfa Editoriale, Bologna, 1981. Sull'opera di Riegl si veda anche L. Gioeni, mwayoGenealogia e progetto. Per una riflessione filosofica sul problema del restauro, ESI, Napoli, 2002, pp. 52-76, che propone come traduzione alternativa per il titolo mwaysIl moderno Denkmalkultus. La sua essenza, la sua genealogia, attribuendo al termine Denkmalkultus il significato di «cultura, cura, trattamento, mantenimento» dei monumenti.
cite-note-1212. ↑ G. Giovannoni, mway8Il restauro dei monumenti, Cremonese, Roma, s.d. (ma 1946).
cite-note-1313. ↑ Giuseppe Sacconi, mwazmRelazione dell’Ufficio Regionale per la conservazione dei Monumenti delle Marche e dell’Umbria, Perugia 1903 - pagg. 4, 10.
cite-note-1414. ↑ A. Annoni, mwazcScienza ed arte del restauro architettonico. Idee ed esempi, Edizioni Artistiche Framar, Milano, 1946.
cite-note-1515. ↑ mwazsmwazwmwaz0Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria. Progetto esecutivo (mwaz4mwaz8PDF), su mwaaaistituto-mnemosyne.it, Istituto Mnemosyne di Brescia. mwaaeURL consultato il 20 marzo 2017 mwaai(archiviato dall'mwaamurl originale il 21 marzo 2017).
cite-note-1616. ↑ mwaacmwaagmwaakCarta del restauro di Atene 1931, su mwaaosbapge.liguria.beniculturali.it mwaas(archiviato dall'mwaawurl originale il 19 agosto 2014).
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cite-note-1919. ↑ mwab8carta del restauro del Ministero della pubblica istruzione sul sito dell'Università di Palermo.
cite-note-2020. ↑ mwacmmwacqmwacuCarta del restauro degli oggetti d'arte e di cultura, su mwacylabdia.polimi.it, Laboratorio diagnostica per la conservazione ed il riuso del costruito. mwaccURL consultato il 20 marzo 2017 mwacg(archiviato dall'mwackurl originale il 21 marzo 2017).
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• Paolo Marconi, mwaf8Il restauro e l'architetto, Venezia, Marsilio Editori, 1993. ISBN 88-317-5759-8
• Maria Adriana Giusti, mwagiRestauro dei giardini. Teorie e storia, Firenze, Alinea, 2004. ISBN 88-8125-645-2
• mwaguLacuna. Riflessioni sulle esperienze dell’Opificio delle Pietre Dure, atti dei convegni (Ferrara, 7 aprile 2002; Ferrara 5 aprile 2003), Firenze, Edifir, 2009. ISBN 8879701576
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Voci correlate
• mwahgBeni culturali
• mwahoConservazione preventiva
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Stuart L. Pimm, conservation, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Restauro, su Open Library, Internet Archive.
• mwajuBibliografia sulla teoria del restauro, su tine.it.
• citerefscientific-american(EN) Germs of Genius—a Masterpiece’s “Microbiome” Can Spell Its Demise - But microbes living on canvases may also help preserve irreplaceable works of art, su scientificamerican.com, Scientific American. URL consultato il 2 gennaio 2019. «A team from the University of Ferrara in Italy examined a 500-year-old painting called Coronation of the Virgin Mary, by the early Baroque artist Carlo Bononi. This circular work, nine feet in diameter, had been painted on canvas and then applied directly to the ceiling of the Basilica of Santa Maria in Ferrara’s Vado neighborhood.»